Copiare o non copiare? Questo è il dilemma

Copiare o non copiare? Questo è il dilemma

Tra il XV e il XVII secolo, nel Mediterraneo orientale, si scontrarono due potenze che, sulla carta, non avevano paragoni.

Da un lato stava l'immenso Impero Ottomano, con milioni di sudditi, esteso su tre continenti (Europa, Asia e Africa) con eserciti, flotte e fortezze immense.

Dall'altro stava una fiera e operosa Città-Stato italiana, Venezia, con il suo piccolo dominio basato sul controllo di una limitata estensione di entroterra - detta Terra Firma - tra Friuli, Veneto, Istria, Dalmazia e Lombardia e di una serie di isole e roccaforti sparpagliate tra l'Adriatico e l'Egeo.

Il Sultano di Costantinopoli regnava su una popolazione cento volte più numerosa, su di un territorio ricchissimo di risorse materiali come legno, prodotti agricoli e metalli preziosi e deteneva il monopolio sulle proficue e uniche (fino alla scoperte geografiche di spagnoli e portoghesi) rotte commerciali con India, Corno d'Africa, Arabia e Cina.

L'esito doveva sembrare scontato, eppure non lo fu.

Venezia sviluppò, grazie ad una libertà di iniziativa privata e ad una saggia politica economica che non avrà pari in Europa fino al sorgere degli imperi commerciali olandesi e britannici, un modello statuale che fondeva l'interesse mercantile con quello della repubblica, creando quel mix di valori civici e imprenditoriali che hanno permesso ad una città fondata sulle instabili fondamenta di una laguna di dominare il Mediterraneo per secoli.

Il cuore di questo potere era l'Arsenale, il prototipo della fabbrica hi-tech per eccellenza, capace di armare un'intera flotta nell'arco di pochi giorni, attraverso un ingegnoso e meticolosissimo sistema che ripartiva funzioni e responsabilità tra una una manovalanza artigiana super-specializzata, gli arsenalotti.

Il Sultano, allora, decise di replicare questo modello vincente, assumendo (pagandoli fior fior di quattrini) esperti europei italiani (persino dei rinnegati veneziani), francesi, spagnoli e inglesi e riproducendo un suo Arsenale a Costantinopoli.

Questa scopiazzatura, però, era solo un pallido surrogato del modello originale, che non si basava solo sui protocolli operativi o sulle conoscenze di un singolo, ma sui valori civici e imprenditoriali che permeavano la società veneziana dell'epoca.

Per questo le grandi flotte del Sultano furono sempre sconfitte dalla marina veneziana, che coronò il suo capolavoro sociale, economico e militare a Lepanto, nel 1571, quando sei galeazze piene zeppe di cannoni - navi da guerra avveniristiche, a metà tra le antiche galee e i moderni galeoni - falcidiarono le oltre 400 navi da guerra turche, garantendo agli alleati cristiani una decisiva vittoria.

Io vedo le PMI italiane e i liberi professionisti che faticano ogni giorno nel nostro paese, come la Venezia del tempo, mentre l'Impero Ottomano sono la burocrazia, le normative schizofreniche, le banche e le multinazionali.

Se si decide di competere al loro stesso gioco, le loro immense potenzialità di controllo economico e politico ci schiacceranno sempre.

L'unico modo per rimanere - e prosperare - sul mercato è quello di lavorare sui nostri punti di forza. Ne elenco alcuni e invito chi leggerà ad integrare nei commenti a beneficio di tutti la sua esperienza:

1) l'essere parte del tessuto socio-economico del territorio, ovvero la volontà del professionista e dell'imprenditore (lo deve dimostrare sul serio, con i fatti) di reinvestire nell'economia del proprio comune/provincia/regione i suoi guadagni;

2) il valore assegnato alle risorse umane come motore dell'azienda, attraverso la crescita dei propri dipendenti e collaboratori per offrire un servizio di sempre maggior qualità al cliente;

3️) l'utilizzo di tecniche di marketing e management (utili per rendere più efficiente il lavoro) fuse assieme con un modello etico e valoriale orientato a generare profitto (se no si chiude) ma anche benessere e soddisfazione a chi collabora con noi e a chi decide di affidarsi ai nostri beni e servizi ogni giorno.

Non scopiazziamo come fecero i turchi, prendiamo spunto da chi è più avanti di noi per creare una nostra personale via del successo.

 

Alberto Massaiu

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