Impara a dire di no!

Impara a dire di no!

Avete mai pensato che il dire "No" è il primo vero atto di libertà che compiamo nella nostra esistenza? Quando eravamo piccoli e i genitori badavano a noi ci facevamo docilmente guidare:

"Vuoi mangiare questo?" e tu dicevi "Si!"

"Andiamo al mare?" e tu dicevi "Si!"

"Metti la copertina" e tu dicevi "Si!"

Tutto questo avvenne fino al fatidico giorno in cui, per la prima volta, abbiamo fatto i capricci... rispondendo con un "No". Da lì è tutto cambiato!

In quel momento, per la prima volta, abbiamo manifestato la nostra volontà indipendente. Per una giusta ragione o per capriccio (che è comunque una manifestazione del nostro io) abbiamo deciso in maniera diversa da quello che gli altri ritenevano giusto per noi.

Questo passo è fondamentale nella vita e va affrontato sia dai genitori che dai figli in maniera corretta. I genitori devono lasciare spazio ai figli nel provare esperienze, ma allo stesso tempo devono essere fermi nell'insegnare le regole sociali e quali sono i giusti valori per affrontare l'esistenza; dall'altro i figli devono sperimentare, tastare con mano e mettersi alla prova, senza cullarsi nell'indolenza e nella sicurezza dovuta alla vita facile a casa sotto l'ombrello protettivo della mamma nostrana.

L'aspetto più affascinante del dire "No" lo vedo nel mondo dell'impresa. Mi è capitato innumerevoli volte di confrontarmi con fornitori, consulenti, partner e professionisti che accettavano ogni proposta o lavoro commissionato senza se o senza ma, salvo poi rimandare le consegne, non rispondere a mail o chiamate,  ritardare la conclusione del progetto, posticipare gli incontri.

Questo perché, di fronte all'offerta, non hanno avuto il coraggio di dire un "No". Mi spiego meglio: se io so che in un dato periodo di tempo sono pieno di lavoro, non ho risorse o tempo sufficienti, non ho le capacità o le competenze, preferisco dire un "No" ragionato piuttosto che prendermi un impegno, ben sapendo che non riuscirò a mantenerlo.

Quest'ultimo aspetto è molto, ma molto più dannoso che dire un "No" e diminuisce in maniera importante la nostra professionalità e autorevolezza. Questo non succede se si ha la forza e il coraggio di spiegare le ragioni del diniego, magari posticipando quel progetto ad una data o a un momento dove si è sicuri di fornire il massimo della prestazione e della qualità.

Con una mossa simile guadagniamo stima e rispetto dalla controparte, aumentando la percezione del nostro valore, e anche la nostra leadership sul mercato. Chi impara a dire "No" è veramente libero, non è più schiavo della paura.

Guardiamo al mondo del lavoro. Nel modo attuale gestito dai mass media asserviti ai veri poteri che ci governano, che non sono realmente quelli della politica, un giovane è costretto ad accettare, "ex lege" dopo la laurea, una specialistica e alcune volte anche un master, un lavoro sottopagato in forma di stage, senza alcuna garanzia di essere assunto alla sua fine (e spesso anche con scarsa formazione specifica). Come fa questo giovane a sviluppare la forza di dire "No"? Come fa a crescere come persona e professionista se la strada che gli viene mostrata come unica è quella della costante sottomissione silenziosa?

Lo stesso avviene con tanti professionisti, che per il timore di perdere un cliente (martellati da "la crisi" che incombe su tutto) accettano ogni lavoro, proposta o commissione, o peggio millantano competenze che non hanno pur di chiudere un contratto che sanno fin da subito di non poter mantenere. Risultato: perdono non solo il cliente, ma anche gli altri per colpa del passaparola negativo innescato dalla loro paura.

Riassumendo: bisogna riabituarci a dire "No". Non per vezzo o per andare controcorrente, ma per riappropriarci della nostra individualità, della nostra indipendenza, della nostra dignità. In una parola, della nostra vita.

Giuseppe Massaiu e Alberto Massaiu

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