Incudine e martello, approccio dinamico al mercato

Incudine e martello, approccio dinamico al mercato

Più di duemila anni fa, il 1° di Ottobre del 331 a.C., un esercito greco-macedone affrontava le immense forze dell’impero persiano.

Nella desolata pianura di Gaugamela, nella riva orientale del Tigri (uno dei più famosi fiumi della storia, che ha dato i natali alla civiltà mesopotamica), le truppe di Alessandro Magno si confrontavano con quelle di Dario III, Re dei Re di Persia e dominatore di innumerevoli popoli.

Il sovrano macedone aveva ai suoi ordini 7.000 cavalieri e 40.000 fanti e si apprestava a scontrarsi con un’armata multietnica che contava 35.000 cavalieri, all’incirca tra i 100 e i 200.000 soldati appiedati, 100 carri falcati e 15 elefanti.

La sproporzione, di almeno 3 a 1, ma forse persino 6/7 a 1, era talmente ampia e palese che i generali più esperti di Alessandro consigliarono la ritirata oppure, al massimo, un attacco notturno. Il giovane re, appena venticinquenne, non ne volle nemmeno sapere e preparò un piano arditissimo che diventerà il suo capolavoro strategico e massimo trionfo militare.

In pratica puntò tutto sull’abilità tattica, la maggiore disciplina e la tempra morale dei suoi uomini, dividendoli in due compiti:

1) L’incudine: la fanteria greco-macedone, addestrata a combattere in formazioni serrate con lance lunghe dai 5 ai 7 metri chiamate sarisse, avrebbe formato un istrice di punte acuminate virtualmente impenetrabile, tenendo la posizione centrale;

2) Il martello: la sua cavalleria pesante schierata sul fianco destro, con la punta di diamante degli hetâiroi (i compagni del re, ovvero la crema della nobiltà guerriera macedone), avrebbe approfittato del varco creato dal tentativo persiano di circondare il suo piccolo esercito per sfondare il centro nemico, giungendo fino all’imperatore Dario e spingendo la maggior parte della sua armata sulle sarisse della falange macedone.

Questa strategia, che puntava tutto sulla perfetta scelta dei tempi e sullo spirito di corpo delle truppe occidentali, portò sorprendentemente ad un trionfo schiacciante, ancora ricordato in ogni libro di storia.

Sempre nella nostra ottica di leggere questi avvenimenti da un punto di vista imprenditoriale, possiamo guardare all’incudine dei falangiti come la nostra organizzazione interna. La struttura dell’amministrazione, la formazione del personale, l’empatia, la gestione finanziaria. La nostra incudine è lo zoccolo duro, solido, dell’impresa. La base su cui si deve contare quando si sviluppano piani di crescita ambiziosi e di lungo respiro.

Il martello, invece, è il marketing.

Non solo quello più dinamico, ad esempio sui social network, ma anche quella cura nel creare alleanze e collaborazioni con altre realtà imprenditoriali, che permette di realizzare sinergie win-win che portano crescita e benessere a tutte le parti e al territorio dove si opera.

La combinazione di queste due “armi” permette, quando ben calibrate, dosate e impiegate, non solo di reggere la competizione in questo mercato, sempre più grande e pieno di variabili in continuo mutamento, ma anche di ottenere un vantaggio competitivo rispetto a chi rimane fermo, in balia della marea, sperando che altri elementi esterni (nuove normative, mercato più facile, meno tasse, protezione corporativa) giungano prima o poi a salvarlo.

E tu, preferisci adottare la strategia “incudine e martello” oppure ti affidi ad altro? E, se si, qual è il tuo approccio operativo in azienda?
Alberto Massaiu

 

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