Inquinare di meno è un dovere di tutti in ogni luogo, anche a lavoro

Inquinare di meno è un dovere di tutti in ogni luogo, anche a lavoro

Non troppo tempo fa, mia figlia Alba ha condiviso sul gruppo WhatsApp di famiglia Massaiu un appello che girava molto su Facebook e Instagram. L’idea è semplice e al tempo stesso molto difficile: attuare nel quotidiano dei piccoli cambiamenti per ridurre il nostro impatto sull’Ecosistema del Mondo in cui viviamo.

Secondo il rapporto del 2018 dell’Environmental Performance Index (EPI), redatto ogni due anni dall’Università di Yale e della Columbia in collaborazione con il World Economic Forum, l’Italia è posizionata 16° su una classifica di 180 paesi in relazione a delle statistiche che studiano la qualità dell’aria, l’accesso all’acqua potabile e in generale il livello di risorse idriche, la gestione dei metalli pesanti, le riserve di pesci, l’approccio alla produzione agricola (ad esempio relativo all'uso più o meno intensivo dei fertilizzanti chimici), il modello di produzione energetica predominante, la protezione delle foreste e della biodiversità.

Le sfide al nostro tempo sono tante, e per fortuna noi viviamo in una parte del mondo – l’Europa – che sta a capofila, insieme ad altre eccezioni quali Canada, Australia e Nuova Zelanda, nella lotta per diminuire l’impatto delle nostre società sull’ambiente. Giusto per citare i “competitor” negativi, sempre secondo quel report sopracitato, la Cina e l’India - economie emergenti in fortissima espansione - si trovano rispettosamente al 120° e al 177° posto. Anche gli Stati Uniti non brillano per esempio, con una infelice 27° posizione.

Per quanto non più giovane e idealista come mia figlia, anche io ho sempre cercato di affrontare questo problema a casa e a lavoro. Da questo proposito sono nati negli anni numerosi progetti che hanno coinvolto entrambi questi due segmenti della mia vita, sia dal lato familiare che aziendale.

In casa, infatti, abbiamo scoperto alcuni anni fa i piatti e i bicchieri biocompostabili. Ora i vecchi piatti e bicchieri in plastica, che sono tra i più difficili da smaltire, sono diventati un lontano ricordo. Abbiamo portato l’idea anche nel nostro studio, andando anche più in là. Per tutto il personale, me compreso, infatti, l’azienda ha acquistato bicchieri di metallo e di vetro, stoviglie e piatti di ceramica su cui è stato inciso il nome del proprietario che ne è responsabile. Ogni cosa si va a lavare in lavastoviglie (anche questa presente in studio) con detersivo bio. In più abbiamo convinto i servizi di catering con cui collaboriamo più spesso ad utilizzare vassoi e piatti di ceramica, che poi vengono ritirati a fine pasto. In questo modo riduciamo la possibilità di inquinare con la plastica durante le pause pranzo, infatti definiamo con orgoglio la nostra sala mensa: “plastic free”.

Seguendo quest’ottica ho fatto installare, sia a casa che in studio, il sistema di potabilizzazione dell’acqua di rete. L’idea è quella di eliminare completamente bottiglie e bottiglioni di plastica che abbiamo usato fino ad oggi. So che qualcuno storcerà il naso, affermando che preferisce il sapore della sua acqua imbottigliata a quella osmotizzata del rubinetto, ma anche questo è un altro tassello per impattare di meno sulla natura.

Sempre in studio, abbiamo finalmente trovato un’azienda che produce degli spazzolini personalizzabili con il nostro logo in bambù invece che in plastica. Non sono ancora riuscito a trovare una soluzione che possa coniugare i tanti monouso che dobbiamo utilizzare per garantire la massima sterilizzazione al paziente, ma pian piano ridurremmo anche quelli o li troveremo realizzati con materiali meno inquinanti rispetto a quelli attuali.

Nel frattempo, però, abbiamo eseguito le ristrutturazioni della struttura nell’ottica di renderla un piccolo gioiello a basso impatto energetico: coibentazione top di gamma, illuminazione 100% LED per la massima efficienza, raccolta differenziata e riciclo dell’aria, pannelli fotovoltaici sul tetto per diminuire l’utilizzo di energia elettrica di rete. A tutto questo aggiungo il fiore all’occhiello del nostro “Green Project”, un progetto di compensazione della Co2 prodotta dall’attività dello studio mediante l’impianto e la cura di oltre 1.400 alberi nelle campagne della Nurra, tra Sassari e Alghero, e il finanziamento del progetto “Impatto Zero” della Lifegate, che si occupa del rimboschimento e della tutela nella foresta equatoriale in Centro e Sud America.

L’ultimo accorgimento è stato l’acquisto, sia per me che per mio figlio, di un'automobile a trazione elettrica. Costa di più e ha un’autonomia minore di un mezzo a benzina, ma permette di fare il tragitto che inquina di più – quello di tutti i giorni, da casa a lavoro – senza immettere nell’atmosfera nemmeno un grammo di anidride carbonica. Per ricaricarle abbiamo installato pannelli fotovoltaici sopra i tetti delle nostre abitazioni, in modo da sfruttare al massimo l’energia pulita fornita dal nostro sole.

Sono tante piccole cose, adottate via via negli anni. Forse per qualcuno potranno sembrare ingenue o inutili, però mi fanno sentire meglio e con la coscienza a posto rispetto al mondo che mi circonda. È dai piccoli gesti quotidiani, uniti alla sensibilizzazione costante degli altri, che si possono produrre grandi risultati.

Noi imprenditori, che abbiamo la responsabilità dei nostri dipendenti e delle loro famiglie, possiamo giocare un ruolo importante coinvolgendo tutti loro in questi progetti di salvaguardia del nostro pianeta. Con l’esempio in azienda possiamo far comprendere ai collaboratori l’importanza di cambiare approccio mentale anche a casa.

Concludo con le ultime frasi del post che ho citato all’inizio, in modo che possano magari esserti da guida e da ispirazione, come lo sono state per me, per il tuo operato da oggi in poi.

È inutile che tutti noi ci lamentiamo dell’inquinamento se poi siamo i primi a non fare niente per cambiare la situazione. Non ha senso che facciamo i bravi o i perbenisti sui social se poi non cambiamo un minimo il nostro stile di vita perché “è troppo faticoso”.

“E ma è solo una sigaretta”, “Ma vabbè, un bicchiere di plastica in più o uno in meno non farà la differenza”, “Uff il macellaio di domenica è chiuso, comprerò la carne al supermercato avvolta nel polistirolo e nella pellicola trasparente”.

No. Questo non va bene. Cambia, cambia e cambia. Fallo per te stesso e per le persone alle quali vuoi bene. Nessuno è perfetto. Ma si può sempre cambiare in meglio.

 

Giuseppe Massaiu