L’evoluzione dell’informazione, da strumento di libertà a mezzo di controllo

L’evoluzione dell’informazione, da strumento di libertà a mezzo di controllo

L’accesso ai libri e in generale la capacità di leggere e scrivere sono state un passaggio fondamentale per la crescita del livello di libertà individuale e collettiva nel mondo moderno.

Un tempo la cultura era monopolio di pochi, che grazie a questa maggiore conoscenza potevano facilmente dettare le regole e comandare grandi masse di persone. Per secoli, dopo la caduta dell’Impero Romano d’Occidente, in Europa tutto ciò che era sapere veniva tramandato in latino – lingua di pochi, principalmente ecclesiastici – che poi estrapolavano gli insegnamenti che conveniva utilizzare dalla classe dirigente del tempo – sovrani, religiosi, aristocratici – per governare nell’ignoranza assoluta tutti gli altri, che fossero artigiani e borghesi nelle città o contadini nelle campagne.

Tutto questo cambiò all’alba dell’Era Moderna, più o meno tra il XII e il XVI secolo. Il passo iniziale fu la nascita delle prime università laiche, come la quasi millenaria Università di Bologna, la prima in Europa, a cui seguì quella di Parigi e poi molte altre in Italia, Germania, Inghilterra, Spagna e così via.

La seconda fu l’invenzione della stampa a caratteri mobili, che permise la diffusione dei testi ad una velocità e ad un costo mai visti prima, che dischiuse le porte della conoscenza ad un numero molto più elevato di individui delle classi medie.

Infine, la terza, fu la rivoluzione protestante. Martin Lutero, infatti, tradusse per la prima volta la Bibbia in tedesco, la lingua del popolo, e dopo di lui altri leader evangelici lo fecero in italiano, francese, inglese, svedese e quasi tutte le lingue del vecchio continente. Nella loro idea le persone, persino i più umili, dovevano poter avere un accesso diretto alla parola del Signore, e argomentarono le loro tesi sempre in lingua nazionale.

Questo portò sempre più strati sociali ad imparare a leggere, e con questo si aprì un mondo nuovo di scoperta e conoscenza alla portata di sempre più europei.

La Gran Bretagna, paese in cui fin dal Medioevo erano stati garantiti maggiori diritti ai sudditi rispetto a quasi ogni altra Nazione continentale, fu all’avanguardia in quello che divennero i giornali, i pamphlet e le prime riviste, che portavano all’uomo comune le notizie di politica estera e interna, la cronaca, gli scandali e l’economia.

Gli Stati Uniti, nati dalla secessione delle loro 13 colonie americane, continuarono e potenziarono questa tradizione dopo il 1776 e la Francia rivoluzionaria fu un’esplosione di tutto questo nei dinamici anni, pericolosi ma anche densi di cambiamenti che seguirono il 1789.

Eppure, pian piano, il potere è stato capace di imbrigliare anche questo mezzo positivo di conoscenza e informazione.

Il primo passaggio è stato quello di sostituire i giornali con la televisione.

 

“La televisione è un farmaco per sospendere l’azione del cervello. Lo si usa, anche coscientemente, per sfuggire ai problemi. Una specie di Valium” 

Hans Magnus Enzensberger

 

Questo mezzo, a prima vista grande passo avanti nella comunicazione, è in verità uno stupendo strumento di distrazione di massa.

“Che poi la televisione disturbi l’attenzione è un fatto ormai dimostrato da tantissimi studi. Essa viene ritenuta uno dei fattori più importanti alla base dell’epidemia di disturbi attentivi dei bambini. Sotto accusa non sono i contenuti del messaggio televisivo, quanto la struttura intrinseca del medium. Il messaggio televisivo è troppo ricco e denso di informazioni: presenta nell’unità di tempo immagini in movimento molto più veloci e complesse di qualsiasi oggetto visibile in natura. A questo va aggiunto anche un contenuto di tipo sonoro molto ricco, fatto di parole, suoni e musica. Poiché durante l’evoluzione il nostro cervello non ha mai incontrato prima un simile miscuglio di dati e stimoli, è incapace di gestirlo. Come conseguenza rimane paralizzato da questa quantità enorme di informazioni, che non riesce a elaborare.

Milioni di cellule nervose sono indirizzate all’analisi di tutta questa roba e la macchina è intasata. Per gestire la situazione, il cervello si trova a dover rinunciare a esercitare le funzioni corticali più nobili, quelle che ci distinguono dagli altri mammiferi, come l’analisi critica del messaggio. In altre parole, è come se la nostra mente si ritrovasse disarmata e ipnotizzata: a un tratto diventa meno consapevole di ciò che gli sta succedendo. E anche più influenzabile e manipolabile.

Il tracciato elettroencefalografico dopo una lunga esposizione alla tv è infatti molto simile a quello di una persona che sta addormentandosi o di un soggetto ipnotizzato: le onde beta, tipiche dello stato di veglia, diminuiscono drasticamente, mentre aumentano le alfa, spesso associate allo stato di trance. Secondo una terrificante statistica riportata dalla stampa, gli italiani passerebbero 14 anni della propria vita immersi in questa ipnosi catodica […] È poi interessante osservare anche cosa succede nell’organismo dell’ascoltatore televisivo: il battito cardiaco e il consumo calorico scendono ai minimi assoluti (63 calorie all’ora) […] Tutto ciò si riduce in un inflaccidimento della volontà”

Tratto dal libro “Tecniche di Resistenza Interiore” di Pietro Trabucchi

La televisione bombarda di stimoli le nostre sinapsi e indebolisce quindi la nostra capacità critica e di analisi, che richiede calma e tempo di concentrazione e riflessione. La mole di informazioni riversabile da un telegiornale nel breve volgere di pochi minuti è molto più alta e densa – a livello celebrale, non di contenuti, che in verità sono di scarsa qualità e dotati di poco approfondimento - di quella di un giornale e, men che meno, di un buon libro.

In più le immagini, il tono di voce, l’avvicendarsi veloce di scene “forti” scelte ad hoc per scatenare dentro di noi emozioni va ad impattare con forza contro il nostro lucido raziocino, influenzandoci e via via rattrappendo il nostro spirito critico. Alla fine di questo trattamento, soprattutto se sorbito sistematicamente – immagina il vedere i canonici tre telegiornali al giorno – diventa un vero e proprio lavaggio del cervello.

I giornali, invece che andare contro-corrente e recuperare il loro antico e prestigioso ruolo, hanno cercato di tenere il passo al nuovo strumento, imbarbarendosi a loro volta. Anche loro cercano la notizia che colpisce, non approfondiscono le cose, cercano lo scontro che porterebbe a maggiori tirature.

Insomma l’informazione ricerca spasmodicamente di lavorare sui nostri istinti più bassi in cerca di facile approvazione e interesse, invece che dedicarsi al duro lavoro dell’educazione, della stimolazione della mente e dello spirito critico, a collaborare nel creare cittadini informati e consapevoli.

Qual è la soluzione? Non so se la mia ricetta sia la migliore, ma con me sta funzionando molto bene. La televisione, soprattutto dal punto di vista della cosiddetta informazione, è stata bandita. A casa non la accendiamo mai, se non per mettere un film o una serie televisiva senza pubblicità su Netflix.

Neanche i giornali sono una priorità quotidiana. Un tempo, quando ero più piccolo, ricordo mio padre che affermava che la lettura del giornale fosse lapreghiera laica del buon cittadino. Erano altri anni, con altri giornalisti di uno spessore culturale e un'etica ben diversa da quella che impera attualmente.

Ad oggi preferisco andarmi a trovare direttamente le persone che, dopo un po’ di letture o video su internet, giudico più intelligenti, seri e interessanti e leggo solo i loro post o articoli di blog.

Per il resto, i libri sono ancora ora l’arma più forte a nostra disposizione. Ci costringono a staccare dalla nostra socialità digitale, a ritagliarci dei momenti di quiete e relax, ci permettono ancora di sognare, pensare e riflettere con la nostra testa, e non con le idee o seguendo i propositi di qualcun altro che quelle informazioni le ha fabbricate.

 

Giuseppe Massaiu

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