Uscire dal tunnel dell’apprendimento passivo e del terrorismo mediatico

Uscire dal tunnel dell’apprendimento passivo e del terrorismo mediatico

Ci ritroviamo nuovamente assieme a riflettere sulle parole di un libro veramente interessante. Questa volta abbiamo scelto “Il giusto respiro” di Andrea di Chiara che è stato letto e analizzato dalla nostra terapista miofunzionale, Valeria. Il cuore del pensiero dell’autore si riassume nella provocatoria frase “Nel mondo occidentale odierno, la medicina moderna si è evoluta di pari passo con le case farmaceutiche”. Partendo da questo concetto il dr. Di Chiara va ad analizzare un tema affascinante e inquietante allo stesso tempo, ovvero l’influenza che il mondo esterno esercita in maniera sottile ma assolutizzante sullo stato della nostra psiche e del nostro corpo.

Sempre più spesso abbiamo esperti che attraverso libri, trasmissioni televisive, giornali o siti internet ci dicono cosa per noi è giusto e cosa è sbagliato. Siamo letteralmente bombardati di informazioni, dati, cifre, emozioni, moniti. Una vera e propria valanga di nozioni che ci impedisce di riflettere serenamente sulle cose, di farci delle domande e darci delle risposte da soli, di ascoltare il nostro istinto e il nostro raziocinio. Valeria ha sintetizzato questo concetto con le espressioni di “apprendimento passivo” e di “terrorismo mediatico”.

Il primo riguarda l’approccio moderno allo studio e alla formazione, sempre più statico e standardizzato. Si parte dal principio che quando un cosiddetto esperto (un professore o una scuola di pensiero classica) esprime una sua opinione questa vada accettata acriticamente - "Se l’hanno detto loro, è giusto” - senza far mai lo sforzo intellettuale o avere il coraggio di studiare ma allo stesso tempo riflettere su quanto affermato dai maestri. Nessuno vuole uscire dalla sua area di comfort e dire “Ok, questo è quello che dite voi, ma non potrebbe essere anche diversamente?”.

A questa standardizzazione culturale si aggiunge il cosiddetto terrorismo mediatico, ovvero quello che avviene quando coloro che sono considerati come i più informati ci indicano quello che è giusto o sbagliato. Attraverso ogni canale di comunicazione e mezzo di informazione e di formazione (scuola, università, luoghi di culto, riviste, giornali, televisione, siti internet ufficiali e così via) vanno a plasmare "IL" pensiero comune, accettato da tutti e contro il quale pochi hanno il coraggio di schierarsi.

Questi due principi non agiscono solo sulle persone con una cultura bassa o medio-bassa, ma influiscono anche su coloro che, in teoria, hanno ampie possibilità di studio e di formazione d’eccellenza. Questo è dovuto a due fattori principali: la forte attrattiva della zona di comfort e la paura.

Per zona di comfort, ormai già ampiamente accennata, intendiamo le nostre comode abitudini sia nel pensare che nell’agire e quindi, in generale, sulla nostra visione del mondo. Si può coniugare in mille e mille modi: dalla semplice consuetudine di far sempre la stessa strada per andare a lavoro all’accettare compromessi negativi con colleghi o familiari. Tutte le volte che noi rimaniamo nella nostra area di comfort facciamo un passo avanti nell’abdicare, per comodità e pigrizia, dall’esser protagonisti della vita, preferendo così solo il “subirla”.

Il secondo principio è la paura. Giulio Cesare una volta disse “Non bisogna aver paura che della paura stessa”, questo perché il timore blocca, paralizza, inibisce l’azione. Quando si vive sotto un tiranno oppure sotto una crudele dittatura, o ancora in un regime oscurantista, tutto risulta congelato: il libero pensiero, le emozioni, le azioni controcorrente. Questo avviene per la paura di subire dolorose ripercussioni. Nel nostro tempo, perlomeno nel mondo occidentale, è ormai impossibile ritrovarsi in un clima da Santa Inquisizione, ma la paura persiste, altrettanto forte e possente, per quanto agisca in maniera più subdola.

I media, sui giornali o in televisione, ci bombardano di informazioni negative ogni giorno. Questa vera e propria bomba di pessimismo agisce non più a livello fisico, come facevano un tempo le polizie segrete, bensì a livello mentale, subcorticale. Il nostro cervello è senza difese e impreparato, dato che manca una corretta formazione sui problemi causati dai mass media e subisce in pieno gli effetti di questo attacco.

Questo fatto si manifesta in molti ambiti, nel nostro piccolo noi guardiamo al mondo medico e anche qua gli esempi si sprecano. Il più interessante è quello relativo all’imponente crescita di intolleranze e allergie nei nostri bambini dovuto anche all'importanza che ha assunto il latte vaccino nella nostra dieta. Non è difficile pensare che tra il latte umano e quello vaccino c’è la stessa differenza che vi è tra una donna ed una mucca. Il latte della mucca è adatto al vitello che ha una velocità di crescita 3 volte superiore a quella del bambino e una necessità proteica quasi 4 volte maggiore.

I reni di un bambino nutrito con latte vaccino rischiano di arrivare ad essere un terzo più grossi di quelli di un bambino nutrito col latte materno, questo perché sono sottoposti ad un iperattività a causa dell’eccesso proteico del latte vaccino che oltre ad oberare i reni ed il fegato, può arrecare danni all’ipofisi, alla tiroide e al surrene. Inoltre, il lattosio contenuto nel latte materno è essenziale per lo sviluppo cerebrale del bambino, il cui cervello si nutre appunto di glucosio. L'ideale sarebbe allattare al seno i nostri bambini sino all'età di due anni circa, perché è nel latte materno che trovano tutti i nutrienti di cui hanno bisogno, e poi non continuare con il latte vaccino.

Questi e molti altri esempi contenuti nel libro evidenziano che la nostra società nella sua evoluzione abbia subito un'involuzione, dovuta alla sempre più scarsa attenzione delle richieste inconsce del nostro organismo, che in realtà non ha paura del sole, dei disagi o di compiere scelte di crescita coraggiose e assolutamente naturali, ma non lo fa perché "qualcuno" ci dice che è sbagliato.

A volte guidati dall'inesperienza, ma altre volte semplicemente per scarsa voglia di cercar di capire o assumersi delle responsabilità, ci facciamo sopraffare da delle paure che ci portano a non ascoltare noi, il nostro istinto o quello della nostra prole. In questo modo andiamo a compiere degli errori maggiori rispetto a quelli che avremo compiuto ragionando con la nostra testa. Dovremo dunque spegnere più frequentemente la televisione, frequentare meno i centri commerciali e perché no, anche alcuni pediatri, dottori e insegnanti, per dedicarci in maniera più ampia ad imparare a cogliere tutto ciò che di buono la terra e la natura ci hanno già messo, gratuitamente, a disposizione: il mondo intero.

 

Giuseppe Massaiu e Valeria Cau

 

 

 

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