Motivazione vs Auto-Motivazione

Motivazione vs Auto-Motivazione

Di recente ho letto l’ultimo, splendido libro di Pietro Trabucchi intitolato: “Opus”. Al di là delle interessanti e innovative considerazioni, esperimenti e ricerche che vi sono contenute e per le quali ve lo consiglio caldamente, vi è una parte che mi ha fatto molto riflettere. A pagina 80, infatti, inizia un capitolo veramente interessante, il:  “4.6 – Differenze neurali tra motivazioni estrinseche e intrinseche”, che analizza le reazioni chimiche all’interno del nostro cervello in relazione a quando agiamo spinti da una forza esterna o una interna.

Viviamo in un tempo dove la motivazione sta prendendo il posto, specialmente nel mondo del lavoro sempre più fluido e instabile che caratterizza gli ultimi anni, del vecchio sistema direttivo. Manager, imprenditori e titolari studiano la motivazione, pagano coach per farla a loro o li portano in azienda a “caricare” lo staff.

Tutto questo è già, a mio parere, un ottimo passo avanti rispetto agli approcci grigi o solo autoritari dei decenni passati, che non facevano sentire i collaboratori come parte dell’azienda ma semplici prestatori d’opera.

Eppure, anche questa motivazione “esterna” che giunge dal coach o dal titolare ha un suo limite biochimico. In pratica noi, quando agiamo, attiviamo la parte rettile del nostro cervello, che si muove dietro stimoli “di pancia” quali il piacere, il bisogno di nutrirsi, di riposare o di proteggersi. In pratica si produce dopamina, che aumenta le nostre capacità vitali e crea quel senso di euforia che sentiamo quando facciamo qualcosa che ci piace.

È stato dimostrato che la motivazione esterna (mediante coach, riunioni gestite esternamene, incentivi sulla crescita dei fatturarti) genera dopamina, ma solo in una certa quantità e soprattutto per un breve periodo. Dopo un poco nasce di nuovo la necessità di nuovi stimoli esterni per “ricaricarsi”.

Ben diversa, invece, è l’Auto-Motivazione. Questa nasce dall’interno, dalle passioni e dai sogni che abbiamo. Qui la creazione di dopamina è spontanea, non ha bisogno di stimoli esterni e si rigenera costantemente via via che agiamo seguendo il flusso.

Hai presente il classico fremito alla spina dorsale che avvertiamo prima di un momento importante o quando sentiamo che sta andando tutto alla grande? Il “Questa sfida mi esalta” o “Sono pronto a mettere in gioco tutto per questo risultato” è un frasario comune tra gli sportivi che fanno dell’auto-motivazione la loro arma vincente, ma vale anche per gli imprenditori e in genere le persone che sono animate da una grande visione del loro futuro.

L’auto-motivazione è molto più difficile da sviluppare in un team piuttosto che la semplice motivazione estrinseca. Per ottenerla è necessario lavorare … come un cercatore d’oro o di diamanti, scavando nella persona e individuando nel profondo che cosa le piace fare in azienda. Solo quando si sarà individuato il filone giusto si andrà a lavorare su questo come … un contadino che semina e attende, coltivando nel tempo e facendo crescere la consapevolezza che il collaboratore ha del suo ruolo e della sua importanza per il futuro della struttura in cui opera.

Mi è capitato spesso, confrontandomi  con imprenditori, colleghi o i loro dipendenti ai corsi che tengo o frequento, che troppo spesso si lavora “alla giornata”, senza avere la minima pianificazione o idea del perché si passano tante ore in studio – a parte la “maledetta” busta paga a fine mese e il mutuo da pagare.

È fondamentale, perciò, che il titolare allarghi i suoi orizzonti, leggendo libri, studiando e frequentando persone che hanno vissuto esperienze di più ampio respiro, da cui trarre spunti per trovare in primo luogo la sua auto-motivazione nella missione che si è scelto, per poi diventare capace di spiegarla e di farla sposare ai suoi dipendenti e collaboratori, affinché tutti assieme possano generare quel collante necessario a raggiungere risultati mai visti prima.

Giuseppe Massaiu

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