Qual è lo spirito giusto per iniziare il viaggio verso il successo?

Qual è lo spirito giusto per iniziare il viaggio verso il successo?

Vogliamo partire, con quest’articolo, da un aneddoto di Max Weber, contenuto all’interno della sua opera più famosa, ovvero “L’Etica Protestante e lo Spirito del Capitalismo”. 

“Nel mondo tradizionale di fare impresa il guadagno era discreto, si aveva tutti un decoroso stile di vita, senza sbalzi o eccessive preoccupazioni. Nei periodi di buona si metteva da parte un piccolo patrimonio e vi era tolleranza tra gli agenti del mercato, che non si facevano una concorrenza spietata sulla base di un accordo di massima sui principi degli affari, la visita quotidiana al circolo comune e un boccale la sera, riunione e comodo stile di vita.

Questo era il modo tradizionale di fare profitto. Ma ad un certo punto quest’agio venne turbato dall’iniziativa del figlio più giovane di un mercante (non all’introduzione di un rivoluzionario macchinario). Questi, invece che aspettare di comprare al mercato i tessuti (come facevano tutti) per poi smerciarli a sua volta, decise di recarsi di persona in campagna, scegliendo i tessitori migliori e assumendoli alle sue dirette dipendenze, impostando le modalità, i tempi e la qualità dei lavori da eseguire per lui in esclusiva (trasformando i contadini in operai), occupandosi poi personalmente dello smercio, con un approccio diretto agli acquirenti finali (i dettaglianti, la parte che genera la maggior ricchezza, se gestita al meglio).

Il giovane imprenditore inizia a ricercare nuovi clienti per allargare il suo business, fidelizzando vecchi e nuovi attraverso visite costanti con le novità dell’anno, adattando la qualità dei prodotti ai bisogni e i desideri dei suoi clienti, rendendoli sempre più gradevoli e appetibili ai loro occhi (non più beni di necessità, ma di godimento).

Innescava così il processo di razionalizzazione ed efficientamento del mercato, secondo la massima che ‘Chi non sale, deve scendere’, facendo crollare l’idillio che fino ad allora illudeva tutti i suoi competitor. Il precedente modello di business, placido e comodo, cede il passo ad un’austera e rigorosa sobrietà. Questo è lo spirito del capitalismo” 

Da “L’Etica Protestante e lo Spirito del Capitalismo” di Max Weber

Ora analizziamo questa storia assieme e cerchiamo di capire come mai si trova qui, nel nostro blog. Il mondo descritto da Weber è quello a cavallo tra il tardo XVI e il XVII-XVIII secolo. Era un mondo di corporazioni, dove i vari mestieri erano regolati dalle norme delle Gilde, che garantivano una certa tranquillità e un decoroso profitto per tutti, al netto di uno stile di vita sereno e senza scossoni particolari.

Poi accadde un cambiamento radicale, che lui inserisce all’interno di una riflessione molto approfondita e articolata, che spazia sui mutamenti religiosi ed etici avvenuti nel periodo. Se l'argomento vi intriga vi consigliamo di leggere il suo libro, a noi non importa andare così a fondo, ci basta mettere in evidenza il passaggio mentale che ha portato al cambiamento.

Il giovane mercante aveva capito che le cose potevano esser fatte in modo diverso rispetto a quello che gli era stato insegnato. Se lui si fosse fatto carico di maggiori responsabilità, di un superiore carico di lavoro, di scendere in campo di persona (contattando i singoli produttori alla fonte senza aspettarli con tutti i suoi colleghi a valle, dove sarebbe stato uno tra tanti), sarebbe riuscito ad aumentare i suoi profitti.

Dopo le prime azioni il nostro imprenditore in erba (ormai più il classico mercante) comprese che aveva innescato un meccanismo a catena inarrestabile. Come diceva Albert Einstein “La mente che si apre ad una nuova idea non torna mai alla dimensione precedente” e così fu per il nostro giovane che potremo definire il primo businessman. Grazie ai primi affari con i tessitori di campagna aveva creato una rozza rete di contatti, che trasformò in una rete produttiva alle sue dipendenze, che divenne il cuore della sua attività economica.

Una volta assunti i tessitori iniziò a formarli, per ottenere i prodotti di maggior qualità, del colore e delle trame che si vendevano con maggior profitto e così via. Allo stesso modo smise di operare in maniera convenzionale anche con i clienti. Non li aspettava più davanti al banco nelle fiere o in bottega, ma li andava a cercare, li selezionava, li sorprendeva con azioni di fidelizzazione e offerte promozionali. Imparava le basi di quello che noi ora chiamiamo marketing e branding.

Aveva tutte le carte in regola per cambiare il mercato intorno a lui. L’equilibrio, basato sulle prestazioni e l’atteggiamento simile a tutti i suoi colleghi/competitor, era stato infranto. Il passaggio non deve esser stato indolore. Gilde e corporazioni tentarono di ostacolarlo, di far valere le regole che da generazioni tenevano rigidamente incastrata la loro professione. Odio e invidie si saranno scatenati per debellare la minaccia che questi rappresentava, eppure egli ha infine vinto, come testimonia l’ascesa del Capitalismo e la decadenza delle antiche arti mercantili.

È questa la scelta di campo che ognuno di noi è chiamato a fare anche oggi. Vogliamo rimanere nell’anonimato della professione oppure vogliamo distinguerci? Per farlo dobbiamo stamparci bene in testa l’esempio del giovane mercante/imprenditore: rimetterci completamente in gioco; cambiare il modo di pensare e agire a cui siamo abituati; affrontare le onde e i marosi del primo periodo, quando ci sembrerà essere i soli a vedere le cose in maniera diversa; inventare, creare, innovare.

E tu dove vuoi stare? Con le antiche corporazioni o con te stesso, tracciando da solo la tua strada per un futuro di sfide e di successi?

Alberto Massaiu

 

 

 

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