Riprendiamo in mano la nostra vita: meno televisione, più gioco e studio

Riprendiamo in mano la nostra vita: meno televisione, più gioco e studio

“Mi sentivo persa. Poi ho ceduto e non ce l’ho fatta più”

“Tutto era troppo brutto” “Mi sentivo solo e triste”

“Mi sento felice perché è quasi finita”

“È impossibile!” 

“Ho paura!”

Se uno storico tra cento anni trovasse queste parole scritte nei diari di bambini e ragazzi del nostro tempo, penserebbe al tempo del terrorismo, alla paura della guerra, di una crisi economica devastante o di una qualche forma di malattia epidemica. E invece no, sono solo alcune testimonianze di un esperimento compiuto alcuni anni fa in una scuola del cremonese.

Una professoressa aveva proposto un divertente test: 7 giorni a casa a TV spenta, registrando sui diari scolastici le sensazioni, i pensieri e come si erano passate le giornate, una volta recuperato tutto il tempo passato di fronte al tubo catodico. I risultati sono stati preoccupanti: una vera e propria crisi di astinenza, un non saper come riempire le ore rimaste desolatamente vuote, un non vedere alternativa alla televisione per il proprio tempo libero.

bambini

Dove sta il gioco all’aria aperta, lo sport, la lettura, il disegno, il parlare con i genitori e gli altri coetanei? Studi su studi ci dicono senza mezzi termini che nei primi anni della nostra vita, per sviluppare correttamente la nostra mente, dobbiamo essere creativi. La televisione, al contrario, è la morte della creatività, perché ci fornisce una realtà alternativa già pronta in tutti i suoi elementi visivi e auditivi.

Insomma il problema esiste ed è grave, a maggior ragione perché oggi (l’esperimento risale agli anni ’90) abbiamo ancora più stimoli di quel tipo che vengono da smartphone, personal computer e tablet.

Rabbrividisco quando vedo genitori che, per tenere buono - meglio dire sedato - il loro bambino, gli mettono davanti un tablet con giochi o cartoni. L’attività creativa del bambino va invece stimolata con il classico foglio bianco, la matita, i pastelli e i pennarelli. Oppure, se vogliamo spingerci oltre, con il das, la plastilina, la sabbia oppure con le lego. Sono tutti elementi che portano naturalmente i nostri figli ad inventare storie, intessere dialoghi, andare al di là di quello che hanno davanti, sognando e immaginando mondi fantastici.

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Tutto questo stimola il loro cervello, mentre la realtà virtuale le atrofizza. Questo non vuol dire andar contro la tecnologia, in quanto io stesso sono uno che la utilizza tantissimo al lavoro (il fatto che tu legga questo articolo dal mio blog ne è un buon esempio), ma bisogna dare tempo al tempo.

Le basi, i principi fondamentali, vanno letteralmente toccati con mano, stimolando le nostre potenzialità propriocettive. Lo scrivere a mano un diario, una pratica a prima vista infantile, esercita sia l’abilità di scrittura, sia quella di sintesi e di selezione delle informazioni, tenendo solo quelle utili e abbandonando le altre.

Con lo zapping televisivo, o anche con i social network usati impropriamente (questo vale per grandi e piccoli), si viene bombardati di stimoli (righe e righe sgrammaticate, immagini, audio e video), informazioni (spesso bufale) e pubblicità. Per il ragazzo televisivo o social nulla è importante, nulla è approfondito e nulla viene scartato (assorbendo anche tanta spazzatura). È come se il nostro cervello, quando siamo sottoposti a questo bombardamento, abbassi le sue difese immunitarie.

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Altro aspetto deleterio sono gli stimoli che la televisione e in genere la comunicazione di massa fa passare alle persone. Se vi fermate un secondo a riflettere a mente fredda vi accorgerete che gli input sono terra-terra: alimentazione, sesso, aggressività o potere/violenza (tutti loro toccano aspetti emozionali profondi, influenzando le menti sempre più deboli dell’uomo moderno occidentale). Questi stimoli passano la tenue barriera del basso autocontrollo, raggiungendo le aree cerebrali più antiche e primitive, generando una fortissima spinta alla paura prima e al consumo poi.

Effetto distorto e terribile di tutto questo è la precoce influenza della tv sui bambini che vanno rapidamente trasformati in futuri consumatori obbligati, ma anche quella sugli adulti. Questi ultimi, infatti, per stimolare il consumo devono esser mantenuti in uno stato di perenne impulsività adolescenziale, età dove è notorio il basso tasso di autocontrollo. Quanto più a lungo i cosiddetti adulti rimarranno in questo stadio di irresponsabilità, tanto più risponderanno emotivamente alla pubblicità, mettendo da parte il proprio raziocino moderatore.

“La televisione è un farmaco per sospendere l’azione del cervello.

Lo si usa, anche coscientemente, per sfuggire ai problemi, come una specie di Valium”

Hans Magnus Enzensberger

Un utilizzo eccessivo della televisione porta anche effetti nefasti sull’attenzione. Da tantissimi studi questa viene ritenuta uno dei fattori più importanti alla base dell’epidemia di disturbi attentivi dei bambini. Sotto accusa non sono i contenuti, quanto la struttura stessa dello strumento. Il messaggio televisivo è troppo ricco e denso di informazioni: presenta in pochissimo tempo immagini in movimento molto più veloci e complesse di qualsiasi oggetto visibile in natura. A questo va aggiunto il contenuto di tipo sonoro molto ricco, fatto di parole, suoni e musica.

Poiché durante l’evoluzione il nostro cervello non ha mai incontrato prima un simile miscuglio di dati e stimoli, è incapace di gestirlo. Come conseguenza rimane paralizzato da questa quantità enorme di informazioni, che non riesce a elaborare. Milioni di cellule nervose sono indirizzate all’analisi di tutte queste informazioni ... e la macchina si intasa. Per gestire la situazione, il cervello si trova a dover rinunciare a esercitare le funzioni corticali più nobili, quelle che ci distinguono dagli altri mammiferi, come l’analisi critica del messaggio.

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In altre parole, è come se la nostra mente si ritrovasse disarmata e ipnotizzata: a un tratto diventa meno consapevole di ciò che gli sta succedendo, diventando più influenzabile e manipolabile. Il tracciato elettroencefalografico dopo una lunga esposizione alla tv è infatti molto simile a quello di una persona che sta addormentandosi o di un soggetto ipnotizzato: le onde beta, tipiche dello stato di veglia, diminuiscono drasticamente, mentre aumentano le alfa, spesso associate allo stato di trance. È infine interessante osservare cosa succede nell’organismo dell’ascoltatore televisivo: il battito cardiaco e il consumo calorico scendono ai minimi assoluti (63 calorie all’ora), contribuendo a ridurre ulteriormente la forza di volontà della persona.

Secondo una terrificante statistica gli italiani passano 14 anni della propria vita immersi in questa ipnosi catodica, a cui dobbiamo aggiungere il continuo contatto con il mondo digitale, uno stimolo simile in prepotente espansione.

Quindi, dopo questo quadro sconsolante, cosa dovremmo fare? Bisogna tornare a lavorare duramente sull'educazione nostra e dei nostri figli. Primo passo è riprendere in mano la nostra mente, riprendendo da zero a curare la nostra forza di volontà. Questa è un'abilità che va appresa e coltivata nel tempo, costantemente. Non è naturale o scontata come altri elementi primari (es. bisogno di sfamarsi, di dormire o la sessualità) e va coltivata fin da piccoli, se no il processo diventerà estremamente difficoltoso una volta cresciuti.

Componenti cruciale della forza di volontà sono l’autocontrollo e la perseveranza. Coloro che riescono a tollerare l’attesa, a rimandare più a lungo la gratificazione in vista di un obiettivo importante da raggiungere, fanno più strada. L’autocontrollo è molto più importante dell’intelligenza nel raggiungere risultati di rilievo. Studiare è infatti maggiormente connesso alla forza di volontà e all’autocontrollo piuttosto che alla capacità di comprensione immediata.

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Lo studio, la crescita costante, la giusta fatica di mantenere la mente attenta e creativa, sono l'unica soluzione all'appiattirsi della nostra coscienza. Sono le armi per riscattarci, per uscire da un tunnel mediatico creato apposta per tenerci buoni e ubbidienti, o al massimo renderci dei "leoni da tastiera", pronti a gettare tutta la nostra insoddisfazione e frustrazione dietro la protezione di un nickname o di un profilo Facebook, ma mai pronti ad affrontare la vita e a combattere le battaglie che riteniamo giuste. E qui non parlo per forza della politica, ma anche delle scelte quotidiane a casa o a lavoro, molto più importanti nel definire, tassello dopo tassello, la nostra vita.

Dobbiamo tutti re-imparare a costruirci alternative, scansando come la peste le facili soluzioni preconfezionate e tornando a giocare con la mente, a leggere, a creare, a lasciarsi andare ad un hobby, ad una sana chiacchierata in famiglia o ad un uscita fuori porta a vedere un bel posto, senza rinchiudersi in un centro commerciale.

Niente più vittimismo, niente più "è colpa di", "sono sfortunato/a", "non sono capace", "sono fatto così", ma impariamo a metterci in gioco e assumiamoci le nostre responsabilità.

Le prime volte sarà parecchio difficile, ma alla fine, posso assicurarlo per esperienza personale, il processo diventerà sempre più automatico, diventando parte di te. Buona "nuova " vita.

Giuseppe Massaiu

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